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Ma Facebook può fare quel che vuole?

Nei giorni scorsi FB ha chiuso alcuni profili che gravitavano nell’orbita di Casapound, ritenendo che inneggiassero all’odio e che comunque violassero i valori di FB. Da molte parti, anche dello schieramento politico opposto, c’è stata una levata di scudi, inneggiando alla libertà di espressione. D’altra parte, se si accetta che vi sia una censura, prima o poi potrebbero censurare anche noi ed è quindi giusto tenere alta l’attenzione.

Tuttavia la questione è molto più complessa. Anzitutto la libertà di espressione, sia verbale, che artistica, che di altra natura non può essere illimitata: se io ritengo che sia un’espressione artistica sparare sulla folla e poi fotografare le vittime, probabilmente il mio concetto dell’arte verrà fermato dalla polizia, giusto per fare un esempio estremo. Analogamente non deve essere lecito inneggiare all’odio razziale, al terrorismo, alla delinquenza. Certo non è facile stabilire i limiti, che a volte sono soggettivi, e tutto sommato decidere cos’è da censurare e cosa può passare è più difficile, nonché prioritario, rispetto a stabilire chi deve applicare la censura.

Tuttavia il fatto che FB abbia stabilito cosa può stare e cosa no in casa sua, al di là di quella che può essere un’opinione generale, non sembra così fuori dal senso logico. Ad esempio in Europa una donna può prendere il sole col burkini, col due pezzi, in topless ed in alcuni luoghi, ad esempio in Francia e in Grecia, si possono vedere persona nude anche in spiagge pubbliche, di solito quelle un po’ più appartante e non frequentate dalle famiglie, ma non in campi specifici ed individuati. Però su FB si può postare la foto in burkini, in costume, ma non in topless o nudi. Si tratta del riflesso della cultura americana, che qualcuno troverà troppo permissiva ed altri troveranno troppo restrittiva. Però FB è una piattaforma privata, uno “Stato” con due miliardi di abitanti, regolato da una “Costituzione” formata dalle condizioni di servizio, che sono accettate al momento dell’iscrizione. Poco democratica, in verità, dato che queste regole possono essere variate unilateralmente in qualunque momento, ma d’altra parta non si paga nulla per entrare e rimanere e si può uscire quando si vuole.

Credo che in passato nessuno si stupisse se l’Unità non pubblicava articoli inneggianti al libero mercato o se Famiglia Cristiana non pubblicava campagne a favore dell’aborto; con i mezzi moderni, se voglio lanciare un forum dove si parla esclusivamente di gatti e dove vengono rimosse le foto di conigli o di cani posso certamente farlo.

Libertà di parola e di espressione non solo non significa che si possa fare qualunque cosa, ma neppure che un privato debba per forza dare spazio ad idee in contrasto con le sue su un suo personale mezzo di comunicazione. Se quindi un sito islamico può lecitamente rimuovere le ricette con carne di maiale, FB può rimuovere i post di Casapound. La censura, la limitazione alla libertà di espressione, sarebbe vietare di aprire un sito con le idee di Casapound (se non in contrasto con la legge) o con le ricette a base di carne di maiale.

Certo, quello che può cambiare è la magnitudo: se io ho un sito per amanti di gatti, che raccoglie 1000 o 100.000 persone, è un conto, se gestisco due miliardi di profili è un altro. Ma, di nuovo, chi è che stabilisce la soglia? fino a un milione di profili posso togliere ciò che non mi piace, dopo no? Due milioni? Cento? E FB non ha libertà di espressione, che si esplicita nel togliere ciò che non condivide?

Non credo ci siano risposte assolute, ma tante posizioni possibili e lecite, probabilmente tutte in parte giuste ed in parte sbagliate.

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