La legge elettorale
Gli americani sono andati a votare il loro Presidente. Hillary Clinton ha avuto la maggioranza dei voti, il Presidente è Donald Trump. In Francia gli amici si lamentano che chi governa ed effettua le scelte importanti per la nazione è qualcuno che magari ha avuto inizialmente il 35% dei consensi. In Italia il sistema proporzionale garantiva la partecipazione democratica ma impediva la governabilità.
Questa premessa per dire che non esiste il sistema elettorale perfetto, d’altra parte già Churchill, col suo solito acume irreverente, diceva che la democrazia è il peggior metodo di governo, con l’eccezione di tutti gli altri.
Il sistema elettorale, inoltre, non può prescidere dalla realtà locale: in quei Paesi dove il bopolarismo è molto sentito può avere senso un’elezione diretta, in quei Paesi dove ci sono più partiti può aver senso fare una prima scrematura e poi andare al ballottaggio fra i primi due.
Quel che però appare strano è che in Italia la legge elettorale sia oggetto di continuo dibattito e revisione: possibile che non siamo capaci di adottare un sistema che possa essere adeguato alla realtà del nostro Paese, fare gli eventuali aggiustamenti, e poi chiudere la questione? Magari negli Stati Uniti esagerano, dato che la legge elettorale è stata concepita quando non esisteva neppure il telegrafo, ed aveva quindi senso far arrivare a Washington solo qualche Grande Elettore da ogni Stato, cosa oggi piuttosto superata, ma noi potremmo avere una legge elettorale che non venga messa in discussione ad ogni cambio di Governo? Fenomeno che, nonostante i vari tentativi delle leggi elettorali precedenti, continua peraltro a verificarsi con una certa frequenza.
E potremmo farla esaminare dalla Corte Costituzionale prima della promulgazione e non dopo, magari a Parlamento già insediato?
Quale che sia il modello scelto, vogliamo stabilire che la legge elettorale segue gli stessi criteri di aggiornamento della Costituzione, così il Governo provvisorio di turno si mette l’anima in pace e può dedicarsi ai veri problemi del Paese?
