Il pensiero unico
Nel primo dopoguerra è occorso qualche momento per assestare il nuovo assetto sociale, comprendere i fondamenti della nuova Costituzione, prendere confidenza con le nuove libertà. Poi è arrivato il ’68, con sua voglia di cambiamento, con il suo positivo scossone a comportamenti che sembravano immutabili e con tutti i problemi che si è tirato dietro.
A quell’epoca se provavi a dissentire, a dire che non tutto ciò che è vecchio dev’essere per forza negativo e non tutto ciò che è nuovo dev’essere necessariamente un vantaggio, non riuscivi a finire la frase: con un “tu sei fascista” ti veniva chiusa la bocca, in omaggio alla democrazia ed al libera espressione democratica che ammetteva solamente un pensiero unico e standardizzato.
Oggi invece chi dissente dal pensiero unico, quello che media oramai superati dalle nuove tecnologie si ostinano a propinarci nell’illusione di rappresentare non solo il pensiero unico ma anche l’unico mezzo di informazione e di scambio di idee, è invece accusato di essere populista.
Ma cos’è questo populismo?
Secondo il vocabolario Treccani si tratta di un sostantivo maschile:
[dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo].
– 1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.
2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra.
Ma allora essere populisti è necessariamente un fatto negativo? Un insulto?
In realtà oggi il termine viene spesso indicato per indicare chi fa promesse impossibili da mantenere, basate su risorse che non ci sono. E’ chiaro che dare ai cittadini tutto gratis, dal reddito anche se non si lavora ai mezzi pubblici anche se non si paga il biglietto, può far presa sulla gente ma non è economicamente sostenibile. Però puntare al lavoro, ad un’economia sostenibile e competitiva, ad una qualità della vita che badi all’essenziale e non al superfluo può essere un approccio politico sostenibile ed accattivante. Dunque chi è populista perchè guarda ai reali bisogni del popolo, forse fa un piacere alle masse, che magari lo votano, anche se è un po’ al di fuori del pensiero unico. Per mesi ed anni non si poteva aprire un giornale o un telegiornale, per tacere delle telenovelas in salsa italiana, dove non si parlasse dei gay, gay è bello, il povero gay perseguitato. Nulla contro i gay, bellissima la legge sulle unioni civili, ma siamo sicuri che il problema più sentito dalla maggioranza degli italiani, quelli che sono andati a votare per il no, fossero i gay e non il lavoro, i risparmi che vanno in fumo, la delinquenza dilagante, l’immigrazione massiccia ed incontrollata?
E siamo sicuri che se un populista che si presenterà alle elezioni con qualche idea per risolvere questi problemi non avrà qualche chance?
L’idea è stata buttata sul tavolo, vedremo se nello stendere i programmi elettorali qualcuno vorrà raccoglierla. anche senza essere populista e senza rinnegare per forza il pensiero unico.
