Genova. Si poteva fare qualcosa? Si può fare qualcosa?
Abbiamo voluto attendere qualche giorno. I commenti a caldo sono ragionevoli, spontanei, legittimi, ma rischiano di far dire qualcosa che non si voleva dire.
Se da un punto di vista legale l’accertamento delle responsabilità spetta alla magistratura, da un punto di vista morale le responsabilità sono molteplici e toccano tutti, non solo i vertici della Società Autostrade, che comunque ha certamente una grande parte di colpa. Toccano i politici – di tutti gli orientamenti – che, nel corso degli anni, hanno accumulato un debito pubblico spaventoso, costringendo chi si trovava al governo in quel momento a capitalizzare, privatizzando o dando in concessione un patrimonio costruito con soldi pubblici. Responsabilità tocca a chi ha firmato delle concessioni che prevedono l’incasso di profitti anche in caso di inadempienza, una clausola che definire assurda e vessatoria è ancora un complimento.
Comunque è capitato. Certo, tagliare in due una città, bloccare merci e persone, rendere un’odissea qualunque spostamento nella zona è una decisione difficile ed impopolare. Se fosse stata presa prima della caduta si sarebbe sollevato un coro di critiche. Col senno di poi, si sarebbe dovuto intervenire prima con i rinforzi, senza chiudere il ponte. Ma, evidentemente, i pur allarmanti rapporti degli esperti non facevano presagire una catastrofe così immediata e si è pensato di avere il tempo di seguire le procedure di assegnazione dei lavori e di programmarli su un arco di due anni.
E qui veniamo ad altre responsabilità, quelle della burocrazia, che, anche col lodevole intento di prevenire la corruzione, costringono ad iter laboriosi che dilatano assurdamente i tempi per qualunque intervento, oltre a far passare la voglia di farli.
Si tratta inoltre di pensare al dopo. Ora che il danno è fatto, bisogna pensare alle famiglie delle vittime: se un risarcimento non può restituire l’affetto perduto, può aiutare a far crescere gli orfani, pagare una badante che assista al posto del figlio perduto, aiutare a pagare quel mutuo che in due era ragionevole, da soli insostenibile. Bisogna ricostruire, stavolta in modo più sicuro e ragionevole. E bisogna punire i colpevoli. Questo è un compito che spetta alla magistratura, anche se un Governo, oltre a lamentarsi per i tempi non accettabili, dovrebbe operare per sveltirli.
Ma riteniamo che riprendere il controllo dell’infrastruttura, che nell’evidenza dei fatti una Società non si è dimostrata in grado di gestire, non sia giustizia sommaria o interferenza nel lavoro dei magistrati, bensì un atto dovuto di dignità delle Istituzioni.
E dovrebbe essere garantito, magari persino a livello costituzionale, che chi si dimostra non in grado di adempiere al proprio ruolo, venga rimosso, al di là di colpe penali e di indennizzi.
