Cronaca

Ma cos’è l’innovazione?

Una persona che ha accumulato un patrimonio di miliardi non è sicuramente stupida, e sa cogliere tendenze e segnali che ad altri sfuggono.

Inoltre non è il solo a temere gli effetti negativi delle grandi concentrazioni di dati, di un monopolio planetario dei grandi player del WEB. D’altra parte è uno degli effetti impliciti del successo di un’applicazione: mentre posso avere un’auto di un certo tipo anche se fuoriserie e viaggiare sulle stesse strade degli altri, se tutti i miei amici sono su un Social, non posso fare l’aSociale e starmene da solo su un altro. Se tutti gli uffici usano un certo standard, qualunque programma deve adeguarsi ad esso. E non è solo un problema del software: il costo enorme di sviluppo e messa a punto di un aereo civile di grandi dimensioni fa sì che nel mondo ci siano solo due scelte: Boeing e Airbus.

Il fatto poi che i Social, gli smartphone, la tecnologia pervasiva abbiano cambiato più o meno sottilmente le nostre vite è un fatto assodato: oggi non si riesce ad andare in vacanza senza essere perseguitati dalla mail di lavoro, e si partecipa ai gruppi Whatsapp anche mentre si è in riunione. Di fatto è venuta, se non a cadere, a diminuire molto la separazione fra spazi lavorativi e privati, nel bene e nel male. Anche le aspettative sono cambiate: se non rispondi ad un messaggio entro 5′ minuti cominciano a tempestarti di chiamate e  partono gli avvisi a Chi l’ha visto ed al 112. In questi casi verrebbe da rispondere con le fini parole di quella grande mente che fu Winston Churchill: “sono in bagno e posso occuparmi di un solo stronzo per volta”.

Dire però che il monopolio blocca l’innovazione è però alquanto discutibile. Vero è che c’è un certo timore reverenziale a scontrarsi con certi colossi, e vero è che certe cause legali, per quanto magari poco fondate, hanno dei costi tali da stroncare sul nascere piccoli concorrenti, tuttavia ci sono anche altri aspetti. Ad esempio il fatto che all’interno di certe piattaforme ci siano spazi per funzioni accessorie, giochi, possibilità di vendita che consentono a piccole realtà di affacciarsi su un palcoscenico globale più facilmente di quanto potrebbero fare senza questi supporti.

In secondo luogo, negli anni ’90, quando Microsoft era all’apice del successo, Bill Gates in La strada che porta al domani, invitava i giovani ad essere innovativi, perchè, sosteneva, se forse non c’è lo spazio per un’altra Microsoft si può sempre vendere 1000 copie di un programma da 100 dollari. Chissà se i fondatori di Gooogle e Facabook avevano letto il libro.

Più difficile da capire è invece la relazione fra queste grandi piattaforme, che operano su scala mondiale, e nuovi nazionalismi. Che qualcuno possa chiudersi per reazione, forse è ragionevole, che le nuove possibilità di controllo possano essere sfruttate dagli Stati è altamente probabile, ma che il nazionalismo sia alimentato da Società globali, che fanno del superamento dei confini nazionali il loro vessillo e basano il loro successo sulla presenza planetari appare meno consequenziale.

Che poi nei prossimi anni qualcosa cambierà lo si può dare per certo: come nel passato qualunque grande impero, che sembrava invincibile, è cambiato sotto il peso della storia, del suo stesso successo, di una gestione sbagliata ed incapace di cogliere i segnali del cambiamento, anticipandoli anzichè contrastandoli, è un semplice dato storico. Succede per le società civili, perchè non dovrebbe succedere per le società che prosperano su Internet?

https://www.agi.it/economia/facebook_google_soros_davos-3415295/news/2018-01-26/

 

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