Sgominiamo anche i codici?
Il dott. Feltri, in un suo articolo su La Stampa del 21 giugno 2018 ironizza sull’opportunità di far intervenire la ruspa per abbattere un abuso edilizio; non tanto sull’abuso in sè, quanto sulle circostanze tragiche di contorno: le proprietaria è anziana, il figlio è tossicodipendente, in più si tratta di Sinti.
E poi nemmeno la usa tanto questa, casa, troppa umidità, alla fine dorme in roulotte.
Ora sorprende che l’articolo non si limiti a criticare, fra le righe, la rigidità dimostrata e non offra anche spunti per modificare adeguatamente i piani regolatori dei Comuni e le norme sull’edilizia. Proviamo allora a colmare le lacune, secondo il pensiero che raspare dall’articolo:
- Le norme sui permessi edilizi non si applicano oltre i 70 anni. Chi li ha compiuti costruisce cosa vuole dove vuole.
- I Sinti ed i Rom sono esentati dall’osservanza delle norme. Non solo quelle edilizie, ma anche quelle sull’obbligo scolastico, nonché sono ufficialmente autorizzati a non pagare i mezzi pubblici, la raccolta rifiuti, e qualunque altro balzello imposto ai non appartenenti a detta categoria.
- Chi è tossicodipendente gode delle stesse esenzioni, a prescindere dall’età e dall’appartenenza ad uno specifico gruppo etnico.
E’ questo che aveva in mente l’Autore dell’articolo? Non si rende conto che sta discriminando alcuni gruppi di persone, trattandoli da diversi?
Oppure la norma definitiva, che in un solo comma racchiude le tendenze di tanti anni di giustizia vissuta: le norme si rispettano se e quando fa comodo, a seconda di chi governa e dell’umore dei giornalisti.
