Mi stupisco della stupita
Stupore generale, grande scandalo, chiudiamo Facebook! Ma proprio nessuno lo immaginava? Proprio nessuno poteva pensare che i giochini scemi ed i sondaggi cretini e gratis “chi eri nella vita precedente”, “che personaggio storico ti somiglia”, “che verdura sei” non fossero realizzati da benefattori dell’umanità col solo scopo di intrattenerci? Perchè Facebook dovrebbe spendere miliardi di dollari in data center, uffici, infrastrutture, programmazione senza averne un ricavo? La pubblicità si può dire, ma la pubblicità c’era anche prima. Ciò che è cambiato, con i social ed i motori di ricerca, è che la pubblicità è MIRATA, si cerca di capire i nostri gusti e di proporci quello che ci interessa nel modo che per noi è il più accattivante possibile. Un testimonial da teenager io manco lo conosco, non mi fa effetto. Un vino non mi interessa se sono astemio, un cellulare non lo compro se l’ho appena cambiato, ma magari mi interessa un accessorio.
Per fare questo occorre profilarci, ed i profili si ottengono con il like e con i sondaggi scemi. Nessuno lo sapeva? E nessuno poteva immaginare che l’utilizzo non fosse solo commerciale ma anche politico, visto che da anni le elezioni le vince il più telegenico, il più capace di toccare le corde degli elettori? Anche in Italia si è visto recentemente che chi non ha capito l’elettorato ha perso, come dovrebbe essere naturale.
E allora basta con gli scandali, con lo stupore fasullo, col perbenismo a posteriori. Sembra di vivere nel film di Alberto Sordi Finché c’è guerra c’è speranza, dove in famiglia tutti sapevano, ma si sono scandalizzati solo quando il mestiere di mercante d’armi è divenuto pubblico. ed è continuato subito dopo.
Con questo non si vuol dire che tutti i dati debbano essere messi in piazza, venduti, scambiati. Si vuol dire, però, che anche l’utente deve acquisire consapevolezza, informarsi. Ed essere disposto a pagare: non so quanti, dovendo scegliere fra pagare l’abbonamento a Facebook o altri social e ceder i dati, sceglierebbero la prima. Accettando le conseguenze.
