Non ci si poteva far nulla?
Anzitutto auguri di pronta guarigione ai feriti più gravi; in secondo luogo una considerazione ovvia: petardi e botti non sono una novità durante un evento sportivo, ma certo questo clima di terrore che è stato instaurato non aiuta, anzi, raggiunge esattamente lo scopo per cui l’ondata di attentati è stata scatenata. Dei 30.000 presenti in piazza San Carlo a Torino, dubito qualcuno non avesse la TV: evidentemente si sono radunati per condividere un momento per loro importante, ed è proprio in questi che si può scatenare un attentato terroristico, o che l’effetto di paura generalizzata scatena il panico anche in essenza di un evento concreto.
Però altre considerazioni sono meno ovvie: Piazza San Carlo ha sei vie di fuga: Via Roma, che taglia i lati più corti, e quattro vie più piccole agli angoli. Chi si trovava in centro poteva oggettivamente essere evacuato velocemente? In questo caso forse delle barriere di cemento avrebbero reso ancora più problematica la fuga, ma gli amministratori torinesi hanno mai sentito parlare degli attentati, ad esempio a Nizza, messi in atto con camion o auto? Perché c’erano solo transenne metalliche che si posso abbattere a mano? Poi c’erano bottiglie di birra dappertutto, vendute da ambulanti abusivi che giravano con i carrelli dei supermercati: con soli 6 accessi era proprio impossibile per una metropoli come Torino dispiegare 6 agenti e bloccare almeno gli abusivi? Il giorno successivo sono stati ritrovati zainetti a centinaia, abbandonati dalla folla: e se in uno o due di quelli zainetti avessero contenuto una bomba? Visti i tempi che corrono a nessuno è venuto in mente di fare qualche controllo prima di radunare 30.000 persone?
Eppure da tutto questo almeno una consolazione possiamo trovarla: probabilmente l’ISIS non sceglierà l’Italia come primo bersaglio. Tanto ci arrangiamo benissimo da soli.
