Nomi e cognomi, ma l’indirizzo è quello del carcere?
Oggi 12 novembre la Stampa pubblica l’elenco dei 75 gruppi malavitosi che comandano a Roma. Nella versione cartacea c’è anche la mappa, che associa in modo grafico i quartieri ai diversi clan. Certo, una Procura deve raccogliere prove, imbastire processi, superare i cavilli degli avvocati e così via, ma è possibile che che un giornale riesca a realizzare un servizio del genere e lo Stato volti le spalle? Sarebbe troppo aspettarsi che quando di un boss si conoscono nome, cognome e luogo di influenza l’indirizzo sia quello del carcere e non si una villa o di un attico?
E se l’azione penale compete allo Stato, il Comune di Roma che azioni svolge per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di riprendere il controllo della città e di far sì che a comandare siano le Istituzioni?
