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Riscaldamento a calendario? Meglio a termometro!

Oggi faceva freddo ed il Sindaco ha autorizzato l’accensione dei riscaldamenti. Cosa c’è di strano? Beh, che sia il Sindaco a dover decidere se fa freddo.

Eppure la Legge 9 gennaio 1991 n. 10 divide l’Italia in sei zone climatiche, dove, secondo il Legislatore, fa freddo soltanto in date ben precise, ad esempio dal 15 ottobre al 15 aprile, se ti capita di abitare nella zona E. Se poi sei proprio al limite, a pochi metri dal confine stabilito, ti potrebbe capitare che il freddo della zona F – per la quale non sono previste limitazioni – possa dispettosamente estendersi fino a casa tua, facendoti congelare già al 10 ottobre.

Che l’intento di risparmiare energia sia meritorio non lo discute nessuno, anche se all’arrivo della bolletta normalmente la gente provvede in autonomia; neppure si discute il fatto che sia opportuno stabilire qualche regola in modo da eviare che ditte dove il padrone è distante o uffici pubblici diventino delle saune, tanto paga qualcun altro, ma sarebbe così assurdo stabilire che si può accendere il riscaldamento al di sotto di una certa temperatura? Anche per evitare ciò che succede tutti gli anni, ovvero che i treni, rimasti in montagna durante la notte, al 20 di settembre siano dei freezer, salvo poi viaggiare con i finistrini aperti ed il riscaldamento acceso alle due del pomeriggio del 15 ottobre.

Per non parlare di quando un’anomalia climatica porta il freddo al Sud, dove secondo la legge fa freddo soltanto a partire dal 1 dicembre.

Dunque propongo una norma molto semplice: “si accende quando fa freddo”.

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