Quanto siamo fragili


L’uomo ha costruito opere colossali, come un canale lungo quasi 200km nel deserto per fare transitare navi gigantesche e trasportare merci da una parte all’altra del mondo. Ha costruito uno strano sistema economico, dove uno zucchino importato dal Cile costa meno di quello prodotto sotto casa, nonostante una macchina volante che attraversa i cieli con tonnellate di merce a bordo. Un soldatino di plastica o un vestitino di cotone costa meno se arriva dalla Cina che dal paese accanto. Tuttavia questo enorme sforzo per piegare la natura al nostro potere e questo interscambio complesso – e magari un po’ assurdo – dimostrano tutta la loro fragilità non appena qualcosa va storto. Un po’ di vento, uno strumento che non funziona come deve ed una nave grande come un grattacielo (basta vedere la foto per fare il confronto con la casa) si intraversa, facendo da tappo al 12% del commercio mondiale, riducendo gli approvvigionamenti di beni essenziali, come gas e petrolio, mettendo in crisi industrie in Europa ed in Asia. Certo, sarebbe quasi impensabile un raddoppio completo del canale, oppure allargarlo fino a consentire il passaggio anche se una nave del genere si incaglia. Però neppure ci si può affidare alla fortuna, perché prima o poi un incidente grave può capitare, è statisticamente impossibile da evitare. Dunque da un lato questo incidente dovrà servire come esperienza, così magari da non consentire l’accesso ad una nave così grande se le condizioni meteo non sono buone. Dall’altro – ma tanto sappiamo che non avverrà – dovrebbe servire per un ripensamento globale del modo di vivere e di intendere l’economia. Va benissimo poter acquistare un kimono dal Giappone o un flauto dal Perù, è bellissimo poter viaggiare e creare dei rapporti umani e culturali con Paesi lontani. Però non essere nemmeno lontanamente autosufficienti, non avere le risorse essenziali a portata di mano, per cui un tappo da qualche parte ci mette subito in crisi è una situazione troppo rischiosa per potere essere accettata. Anche perché qualcuno potrebbe approfittarne e far sì che l’evento non sia più un incidente casuale. Non è quindi questione di nazionalismo o sovranismo, tutt’altro, però un po’ di buon senso e di previdenza non guasterebbero.
