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Liberiamo i libri?

Quante volte accade che un libro importante per uno studio o per la stesura di un articolo sia fuori catalogo, per cui occorre girare per biblioteche alla ricerca di una copia da consultare, perdendo ore per fotocopiare (se te lo consentono) i pezzi più importanti o prendere appunti. Col rischio di dimenticare un pezzo e ritardare la pubblicazione del proprio lavoro e dover tornare a completare le parti mancanti.

Per fortuna ora c’è Internet, e molto materiale è disponibile on-line. In Francia, poi, un’associazione si è posta l’obiettivo di rendere disponibile su WEB il materiale librario dello scorso secolo che non viene più pubblicato. Un’inziativa encomiabile, che si è però scontrata col diritto d’autore: l’Europa ha ritenuto illegittimo il provvedimento del singolo Stato, destinato a consentire appunto la pubblicazione on-line dei libri che non vengono più resi disponibili in libreria.

La decisione sarà anche conforme alla normativa vigente dell’Unione, ma è sicuramente contraria al diritto alla cultura ed allo studio: che una persona o un’impresa abbia diritto di vivere del proprio lavoro, e che quindi le opere dell’ingegno vadano tutelate è sacrosanto; se però si rinuncia a questo diritto non ristampando il volume, dovrebbe essere altrettanto tutelato il diritto della gente di poter godere del beneficio culturale dell’opera.

Vogliamo proporre una norma per cui se un libro non viene ristampato per più di due-tre anni cade automaticamente in pubblico domino?

I libri non si possono ripubblicare

 

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